L'ispiratore e il Presidente Onorario
Dieci anni di Vela Viva
Sulla sponda sinistra del Pontone s’è arenata una ciurma di velisti che de belli, accusi, ma se visti che nemmeno un fregio al Partenone.
Belle ragazze e fusti so’ frammisti, e ciascheduno avrebbe un’intenzione: che resta ‘na speranza e un’illusione; almen credo, pe’ come so’ tristi.
Ma come finalmente s’arza er vento pe’ tutti sorge l’alba e canta il gallo; via, ciascheduno corre all’armamento;
so tutti pronti per entrare in bollo! ed in tutto sto grande movimento, io resto solo, e m’attacco… allo strallo.
Alberto Pugliese
Tenere la rotta
Lo Statuto 1995, riporta la denominazione “associazione” specificando “Circolo Nautico Vela Viva”, riporta altresì la formula (originaria degli scopi di costituzione (Statuto 1987) dell’Associazione: “COMPITI DI FORMAZIONE CIVILE, CULTURALE, AMBIENTALE, MEDIANTE ATTIVITÀ SPORTIVA VELICA PER DERIVE, anche in cooperazione con altri Enti che abbiano fini e svolgano attività similari.”
Questa premessa fondamentale, d’istituto, vale a chiarire idee (e comportamenti) per tutti ed anche per quanti possano ritenere:
a) che lo Statuto 1995 abbia innovato la formula preesistente cosicché – come pure leggersi nella carta intestata! – esista un Circolo e sia scomparsa l’Associazione;
b) che quindi gli scopi comuni e concordati possano essere mutati, elusi o discussi. Non è così.
Il “senso letterale delle parole” cioè il loro significato è confermato nello Statuto 1995, nel senso che la volontà dichiarata per l’Associazione “di compiti per la formazione civile, culturale, ambientale, l’attività sportiva velica per derive, la cooperazione con Enti consimili”, restano convalidati e confermati. Nella storia dell’Associazione si è formata dalla concorde volontà espressa dalle persone intervenute, accettato e consacrato nello scritto (il “patto sociale” – lo Statuto primo e quello sostituito da un redatto e dato dal notaio) è esplicito e inteso dar vita e corso al quel nuovo strumento operativo. E ciò, non soltanto perché all’atto del nulla nascituro esiste da tempo sul luogo, o perché l’idea di “far circolo” era estranea ai più, che tra l’altro neppure avevano tale impulso a “far circolo”, poiché “circolo” vale per incontro ristretto e – nella denominazione stessa (almeno) – “chiuso in se stesso”.
Orgoglio e nuovo impulso a fare fu, quello nostro, di dar vita ad un’organizzazione complessa, plurima e di grandi principi, in modo innovativo. Nella coscienza che, in una civile convivenza, deve essere conservato il principio generale il concetto di complementarità ed unità, onde è inaccettabile svincolare qualsiasi attività, di svago o financo di necessità che trascuri quella del prossimo tuo, nel rispetto “delle cose create”, ne abbiamo esempi ovunque e in ogni grado.
Era questa una superbia pretesa che, a nostro orgoglio, ha avuto realizzazione in gran parte e per altra parte ha lasciato idee, proposte concrete, interventi in ogni direzione: ambiente, territorio, giovani, legislazione. Un elenco che non occorre, qui, ripetere poiché chi legge. anche esterno ma non estraneo – ben conosce quanti e quali messaggi e inviti a fare, insieme noi di Vela Viva abbiamo offerto proponendoci in semplicità, senza richieste di reciprocità e con esito diverso ma comunque sufficiente a dar notizia della possibilità di comprensione e cooperazione.
Perciò teniamo la rotta, seguiamo la “nostra” stella. La nostra rotta è semplice e severa. Molte attività che sembrano, e forse sono, di rilievo e “importanti” sono invece complementari, inutili, addirittura da abolire. Altre, più semplici e quasi ovvie, sono da ritenere fondamentali e serie di sostanza: sono la ragione del nostro coesistere. Persone tra loro diverse, per età, abitudine, cultura, modo di vita hanno compreso e si sono comprese tra loro.
La partecipazione attiva, l’umiltà di fare, l’orgoglio di non chiedere, l’esser presenti, il coraggio dell’affermazione responsabile è già rivelazione di civiltà in concreto. Può darsi che io sia minoranza, su queste posizioni d’altura. Però la causa dei vincitori piacque agli Dei, quella del vinto a Catone.
Buon vento
Alberto Pugliese
Continuare a tenere la rotta
“Mantenere la rotta” scriveva Alberto Pugliese in occasione del decennale di Vela Viva, ricordando la finalità statutarie della Associazione e riflettendo sul contenuto, appunto, dell’esser noi una Associazione e anche, più di recente, un Circolo.
Ambedue le parole – e quindi i contenuti – sono oggi vieppiù sanciti, e cioè da quando, in osservanza alle direttive della FIV, ci chiamiamo “Circolo Nautico Vela Viva Associazione Sportiva Dilettantistica”.
Riflettendo sul contenuto delle due parole, Alberto Pugliese osservava come la Associazione avesse intento ed opera ampia, aperta ai più di buona volontà per la realizzazione delle finalità statutarie “Compiti di formazione civile, culturale, ambientale ed educativa, prevalentemente mediante attività sportiva velica per derive, anche in cooperazione con altri Enti che abbiano fini e svolgano attività similari”; mentre il Circolo – o il far circolo – valeva più per incontro ristretto, “chiuso in se stesso”.
Doverosamente, però, ambedue le forme di aggregazione, prevedevano – e prevedono – quale elemento essenziale, “istituzionale”, l’esser costituite da Soci, come si legge nel nostro Statuto, ove all’art. 5 i Soci sono ben precisati e identificati in quattro categorie.
Seguono poi gli articoli che indicano i diritti e i doveri dei Soci; mentre all’art. 2 – dopo la enunciazione delle nostre finalità, che è bene qui ricordare, sono indicati altri “scopi istituzionali” che danno esemplificazione delle nostre attività e dei supporti forniti da Vela Viva, ai Soci e solamente ai Soci!
Conseguentemente Vela Viva – Associazione e Circolo – nel rispetto del suo Statuto può – e deve – dare ingresso e servizi solo ai suoi Soci, i quali, a loro volta, devono rispettare le norme statutarie che assegnano a loro diritti e doveri; e non solo rispettare le norme statutarie, ma anche il solenne atto amministrativo con il quale, prima la Capitaneria di Porto ed ora la Autorità Comunale, ebbe a darci e poi a confermarci la concessione dello spazio in cui opera Vela Viva.
Perdonatemi se chiamo “solenne” l’atto di concessione, ma ne sono motivata e dal mio innato rispetto per le Istituzioni e dal vivo ricordo della emozionante soddisfazione che tutti provammo al momento dell’ottenimento.
Dunque, amici carissimi, continuiamo a mantenere la rotta! Vela Viva lo merita. Ne è prova l’opera svolta in questo secondo decennio, che ha onorato i fini statutari così dando buon frutto di quanto – e non senza fatica! – avevamo seminato nel primo decennio.
Non ci facciamo sedurre dagli Dei: ricordiamoci che, nascosto, forse dietro una vela, c’è sempre il nostro buon amico Catone, che ci vuole bene.
Ed allora, grazie Vela Viva e buon vento per il prossimo decennio!
Maria Antonietta Perilli Presidente 1990-1991
